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più diffuso sbandamento che giorno dopo giorno
si registra tra i fruitori delle opere d'arte, oltre che
dall'atteggiamento di tanti pseudomodernisti di fronte a lavori che,
come quelli del giovane Scoppitto, hanno un solo torto: quello di
rivelare una pratica del disegno, una misura dei volumi, un rispetto
delle proporzioni, una conoscenza della prospettiva, un uso
magistrale di colori e toni, degni di altri tempi".
Così scrivevamo una diecina di anni addietro, presentando Giancarlo
Scoppitto, dicevamo, alla sua prima personale ( Pisa, dicembre 1978
). E continuavamo: "Serio, infatti, è l'impegno e rigorosa
l'esecuzione nei lavori di questo autentico figlio d'arte, che il
sempre più raro talento degli antichi maestri dimostra di
possedere, non soltanto per l'armonia, la gaiezza e la suggestione
dei colori, ma anche per il trascinante potere emotivo di ogni sua
opera, pittorica o grafica. Come dire che questo giovane pittore
pisano riesce a raggiungere un'efficacia espressiva ed una
compiutezza stilistica sempre più rare ai nostri giorni, senza mai
scadere in mera esercitazione accademica: i volti, il mare, i
cavalli, i prati, le montagne, hanno tutti una loro coerenza
interiore, un'espressività che raramente s'incontra nei dipinti di
tanti altri pseudo maestri.
Nei lavori di Giancarlo Scoppitto c'è proprio l'io del pittore che
vive e parla attraverso la tela, c'è tutta la consapevolezza del
ruolo che la natura ha voluto affidare a questo giovane artista, il
quale - senza tema d'esagerare - può ben considerarsi una delle
più valide e sicure promesse nell'attuale panorama dell'arte
italiana, indipendentemente dai prescelti modi classicheggianti: si
trattasse anche non di casuali accostamenti a certo modo di fare
pittura, ma di cercati modelli, ci sarebbe poco da meravigliarsi (
tenuto conto della bravura e del rigore e di chi gli fa da guida: un
artista sensibile quanto raffinato, che per di più è suo padre ) e
rimarrebbero immutate la fiducia nel valore e la speranza
nell'avvenire artistico del giovane Scoppitto".
L'anno successivo ( settembre 1979 ) Giancarlo Scoppitto espone a
Pontedera ( Galleria d'arte "L'Era" ), dove presenta una
serie di interessanti acquarelli, con cui fornisce la prova evidente
della rigorosità e dell'affinamento tecnico e stilistico cui era
pervenuto in meno di un anno di sicuramente intensa attività. La
tecnica acquarellistica è impeccabile, non perdona: esige prontezza
d'esecuzione, capacità non comuni. Una prova senz'altro ardua, per
un giovane, che trova, però, Giancarlo Scoppitto pronto, interprete
attento e convincente.
Di lì a qualche anno torna ancora a Pontedera, sempre all'Era.
Questa volta per presentare ai suoi estimatori ( già in numero
ragguardevole ) pregevoli, assai delicate miniature ( ossidi su
ceramica ), realizzate con una tecnica minuziosa, paziente, davvero
ammirevole, soprattutto di notevole difficoltà esecutiva. Da tali
opere - che non è azzardato definire ancora oggi di rara
suggestione - potè ricavarsi molto più precisa l'idea delle
possibilità espressive di questo giovane pittore, potè aversi
un'ulteriore prova di quanto avevamo visto giusto prevedendo per lo
Scoppitto un sicuro affinamento delle proprie capacità espressive,
una sicura scalata verso sempre maggiore considerazione.
Considerazione che giunge regolarmente, puntualmente, negli anni
successivi, a Pisa ed a S. Gervasio di Palaia ( per limitarci alle
esposizioni nella nostra provincia ). In queste due nuove personali
il giovane
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