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Giancarlo Scoppitto, pittore miniaturista presente per la prima volta alla galleria "L'Incontro" di Castiglione sta ottenendo un buon successo. Già al primo impatto viene spontaneo pensare che il suo nome sia già destinato ad un futuro luminoso. In altri temini a quel gruppo di "firme" che, per il livello che esprimono, costituiranno senz'altro l'esempio di domani.
I suoi lavori hanno infatti una "magia" particolare. Le sue miniature, su tavola o ceramica, sono davvero eccezionali per studio prospettico, per maestria e tecnica, per scelta cromatica e per contenuto.
Scoppitto, maestro d'arte che non disdegna le opere a grandezza naturale, padrone come è del disegno e della tecnica, sia negli scorci paesaggistici che nelle nature morte, ha ottime possibilità anche nella tecnica della miniatura. Un'arte antica e difficile che mette alla prova duramente coloro che si avvicinano alla pittura, ma che offre anche immense possibilità per tutti gli artisti del "rango".
GIANCARLO CAPECCHI (Il Tirreno 20 giugno 1980)
Giancarlo Scoppitto è un giovane pittore toscano, sensibile ai problemi dell'uomo,alle sue sorti, al senso della sua storia. Dotato di un sicuro linguaggio artistico e di una singolare capacità compositiva,
Scoppitto propone nelle sue tele i termini di una ricerca che, riportandolo indietro nel tempo, gli permette di riconsiderare, con decantata lucidità, gli esiti cui è approdata l'umanità nel suo itinerario di lotte e di sofferenze.
L'espressione pittorica di Scoppitto, ricca di velature e trasparenze, impone un esame attento e approfondito, per via di una tematica varia, che oscilla dalla delicatezza della natura morta alla ricerca prospettica - tridimensionale a volte -, dallo scandaglio nell'umano agli interessi per l'allegoricità esistenziale. Ed è stilisticamente efficace per la puntuale resa di luci e ombre, per l'analisi minuziosa degli elementi che fanno della forma e del contenuto due "momenti" di un unico risvolto, in cui la personalità dell'artista appare in tutta la sua interezza e complessità.
Una partecipazione alle vicende umane non facilmente riscontrabile, è data cogliere nell'opera Mietitura. La verticalità dell'architettura include riscontri e interrogativi che ascendono dal taglio cupo del terreno in primo piano, verso toni meno decisi, che si frantumano e si ricompongono nella trasparenza dell'aria, negli scomparti del dipinto sapientemente equilibrati.
La lettura è incentrata su due poli opposti: è tutta compresa, cioè, tra la diligenza dell'uomo e la minaccia del cielo. Lo attestano il campo da mietere e il dorso dell'uomo piegato nello sforzo, il cui sguardo, però, è costantemente rivolto verso l'alto dove già si indovina l'ombra della tempesta, pronta a disperdere, con gli steli, l'ultima speranza.
Dall'alto della roccia, scavata dal tempo, il paese sorveglia inerme il ripetersi di una secolare avventura. Né sono un riparo gli alberi che tentano di improvvisare un sipario contro le forze avverse. La vita recita la sua parte, senza ripensamenti o battute di arresto, in questa tela che, anche se non rivela in pieno l'essenza della pittura di Giancarlo Scoppitto, capace di risonanze ben più intense, ne sottolinea la profonda sensibilità verso visioni ancestrali e momenti significativi, che l'artista riesce a esprimere compiutamente mediante i canoni della vera arte.
MICHELE URRASIO (Opinioni Libere)
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