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personale - non è certo quello di raccontare la realtà in cui siamo costretti a vivere, le incertezze, i dubbi e le finzioni della nostra esistenza, ma si incentra nel proposito di salvare una parte di noi - la più autentica, la più vera: di riproporre, cioè, sulla tela i termini di una ricerca che metta a confronto due epoche e che, riportandoci indietro nel tempo, ci permetta di riconsiderare, con decantata lucidità, gli esiti cui è approdato l'uomo nel suo itinerario di lotte e di conquiste, di sofferenze e di progresso.
Per avere una misura delle qualità artistiche di Giancarlo
Scoppitto, del suo linguaggio e della sua singolare capacità
compositiva, è sufficiente dare uno sguardo alle opere più significative. Ma l'espressione pittorica di
Scoppitto, perché sia colta nei termini di una visione globale ed esauriente, imporrebbe un esame attento e approfondito, per via della tematica varia, che oscilla dalla delicatezza della natura morta alla ricerca prospettica - tridimensionale a volte, dallo scandaglio nell'umano agli interessi per
l'allegoricità esistenziale. Ed è stilisticamente efficace per la puntuale resa di luci ed ombre, per l'analisi accurata degli elementi che fanno della forma e del contenuto due "momenti" di unico risvolto, in cui la personalità dell'artista appare nella sua completezza.
Una sincera partecipazione alle apprensioni dell'uomo è data cogliere nell'opera Mietitura , dove il disegno architettonico include riscontri e interrogativi che ascendono dal taglio cupo del terreno in primo piano verso toni meno decisi, che si frantumano e si ricompongono nella trasparenza dell'aria, negli scomparti del dipinto sapientemente equilibrati. La lettura è incentrata su due poli opposti: è tutta compresa, cioè, tra la diligenza e la volontà dell'uomo di portare a termine il suo lavoro e una possibile minaccia dal cielo. Dall'alto della collina, scavata dal tempo, il castello sorveglia inerme il ripetersi di una secolare avventura, né sono riparo gli alberi che tentano di improvvisare un sipario contro le forze avverse: la vita recita la sua parte senza ripensamenti o battute di arresto.
Di rilievo ci sono sembrate, anche, le composizioni che mirano a ricostruire, su un tessuto urbano attuale, scene desunte dalla memoria o risvegliate dall'affettuoso desiderio di far rivivere il passato. Ed ecco che, quasi per incanto, ci si para davanti agli occhi la vecchia intenta a separare i chicchi di grano dalla terra o dalla minaccia del loglio; la mamma che, seduta sulla scalinata di mattoni, offre il petto al piccolo; la donna che, all'ombra dell'antico campanile, dipana, con il filo della lana, le tappe dei suoi ricordi; il colloquio notturno rischiarato dalla luce che piove dall'alto e spinge sillabe e pause lungo il labirinto delle scalinate.
Sono motivi suggestivi, che non si esauriscono nello scenario del vicolo o del particolare dello scorcio, ma che trovano appiglio e significato anche negli interni dove l'analisi degli elementi si fa minuziosa e dove la solitudine trova corpo nell' immobilità forzata dell'uomo e degli oggetti che hanno rappresentato una vita di stenti e di lavori: un'esistenza, ora spesa dietro l'aratro tirato dalla pazienza del cavallo, ora sostenuta dall'attesa di raccogliere olive e grano per un lungo anno da vivere, ora, infine, scandita dal ritmo del carro, la cui ruota, nella memoria di molti, continua a colmare spazi e a sollevare polvere e pietre.
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