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foto

Autoritratto (1977)


Biografia

 

Motore Explosivo

ha scritto Michele Urrasio

 


La riscoperta del passato, attraverso una rilettura attenta e affettuosa, è il denominatore comune che sorregge questa mostra di Giancarlo e Paolo Scoppitto. Due fratelli che avvertono in maniera prepotente il richiamo dell'arte, tanto da elevarlo a motivo di vita. Sono essi due aspetti di un'unica passione.
Paolo Scoppitto, al suo esordio ufficiale, cerca la riconferma del giudizio che il pubblico gli ha riservato fino ad oggi, per impegnarsi definitivamente e con maggiore convinzione nella sua ricerca improntata sulla freschezza, sulla spontaneità, sul gesto rapido e incisivo. Dati decisamente positivi, che traspaiono dai suoi acquerelli dal tratto essenziale e dalla felice resa cromatica. Pur essendo giovanissimo,egli è in grado di creare opere che lasciano ben sperare nel suo futuro di artista, e che lo rendono più che una promessa. Un segno evidente, al di là di ogni altro elemento, è l'allargamento dei temi e la presenza di nuove soluzioni, che rendono le sue prove varie e meditate. Un indizio, questo, che costringe Paolo Scoppitto ad una presa di coscienza più responsabilizzata delle proprie possibilità e del suo impegno di far sì che le semirette della nostra storia - proiettate verso il passato e verso il futuro - trovino in lui, nei suoi personaggi e nelle sue visioni, un punto d'incontro e d'analisi.
Giancarlo Scoppitto prosegue, senza incrinature, il suo itinerario verso traguardi sempre più impegnativi: ospite del Ministero del Turismo e dello Spettacolo nell'ottobre 1984, è ritornato qualche mese fa a Lucera, dopo il successo riscosso al Circolo Unione, per esporre nelle sale del Museo Civico "G. Fiorelli" con l'alto patrocinio del comune di questa città. Riapproda ora, a breve scadenza, nella nostra terra con immutato entusiasmo e palese gratitudine. La pluralità di motivi e di espressioni, di cui Giancarlo è capace, gli hanno permesso di toccare punte pittoriche davvero alte, dove le situazioni, i personaggi e i luoghi,tratti assai spesso dalla civiltà contadina, hanno saputo restituirci una larga eco di cultura e di storia perduta tra le trame della moderna inquietudine. Nelle sue opere ritornano, in termini artisticamente felici, gesti perduti, sforzi disumani, volti severi e dolorosi, eppure sereni nella certezza di avere compiuto fino in fondo il proprio dovere, di avere recitato scrupolosamente la parte ricevuta da un regista lungimirante e consapevole della sua scelta. Il suo dipingere è un attento sguardo nell'uomo: la testimonianza dei suoi progressi tecnici, ma la constatazione anche della perdita della sua dimensione più vera e più propria.
Due espressioni artistiche, pertanto, diverse e personali. Due modi di esprimersi e di denunciare l'ansia e lo sforzo di essere se stessi senza infingimenti. Con serietà e coraggio. 

MICHELE URRASIO

 


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